La fermata del tram

Comincia male questa giornata. Mi sveglio di malavoglia, e in terribile ritardo. Perderò il tram, non arriverò in stazione in tempo, e di conseguenza entrerò tardi al lavoro. Già lo sento il capo che mi richiama… Mi vesto, non faccio colazione, mangerò qualcosa dopo. Scendo in strada, e vedo bianco. Nebbia, fitta, densa che te la senti addosso, ti bagna i capelli. E’ così d’inverno, che ci vuoi fare. Mi infilo il berretto ed a passo spedito mi dirigo verso la fermata del tram.

Ci vogliono 4 minuti e mezzo circa, cronometro alla mano (quante volte l’ho misurata…), con un passo normale. Con passo veloce, invece, scendo a 3 minuti ed una manciata di secondi. Guardo l’orologio, dovrebbe bastare l’andatura veloce. L’alternativa sarebbe di corsa, ma non ho mai provato. E non ho voglia di correre stamattina. Però com’è fitta, non vedo nemmeno la linea di mezzaria della strada. E che silenzio, insolito. Strani gli effetti della nebbia, un lenzuolo che tutto copre e ovatta. 2 minuti e ci sono. Dai, ce la faccio, non dovrò beccarmi un richiamo. Ma come mai non incrocio nessuno sul marciapiede? E le macchine, dove sono le macchine. Questa è una delle strade più trafficate della città, alla mattina soprattutto. 1 minuto. Ecco, sono alle strisce pedonali. Attraverso. Maledizione, non riesco a vedere se arriva qualcuno. Non sento rumore di motori, non mi sembra di vedere fari. Guardo a destra poi a sinistra. Se non passo perderò il tram. Mi decido, e attraverso di corsa. E’ fatta, raggiungo l’altro marciapiede. Faccio qualche passo di corsa, per recuperare i secondi persi. Ci sono quasi, pochi metri. Ecco, vedo la sagoma del pannello della fermata del tram, ce l’ho fatta. Guardo l’orologio, bene, non l’ho perso, dovrebbe arrivare a momenti. Però, che strano, sono da solo. Dove sono i compagni di viaggio, le facce di tutti i giorni che vedo alla fermata, di cui non sò nulla, nemmeno il nome, ma che ogni mattina ritrovo allo stesso posto, alla stessa ora. Dove sono i 2 studenti, che mi ricordano il passato, con la loro spensieratezza, la loro speranza. Dov’è quel signore sempre elegante, con la borsa di pelle, un professore credo, che mi saluta sempre con un sorriso ed un cenno della testa. E la donna straniera, che andrà sicuramente a fare le pulizie a casa di qualche anziano o di qualche ricco signore. Ma dove diavolo sono tutti. Nessuna macchina, ma cosa succede? Forse ci sono dei lavori, hanno deviato il traffico. Il tram non arriva. No, non va bene, qui perdo il treno, non va affatto bene. Mi guardo attorno, e mi sale un pò d’ansia. Devo stare tranquillo, vedrai che il tram sarà leggermente in ritardo, adesso arriva. No non arriva invece, e qui non c’è proprio nessuno, dannazione. Ma che succede stamattina, non ricordo nessun avviso sul giornale o alla televisione, nessuno mi ha detto niente. Adesso sono parecchio nervoso, comincio a camminare avanti e indietro, guardo l’orologio. Poi, all’improvviso, mi sembra di sentire dei passi. Si si sono passi, arriva qualcuno. Non riesco a distinguere bene, stramaledettissima nebbia. Aspetta forse è quel signore sempre elegante. Si si è lui. Finalmente un viso, finalmente. Magari sa come mai non passa nessuno. Quasi quasi glie lo chiedo. Ecco, mi ha visto, mi ha riconosciuto. Che strano, sembra sorpreso di vedermi. Ah no, ecco adesso mi sorride. Sembra che mi voglia parlare. Non ci siamo mai detti una parola da quando ci incrociamo alla fermata del tram, non sò nemmeno che voce abbia. Mi dice che non gli capita spesso di incontrare qualcuno al mattino presto la domenica mattina. Ci metto un pò per assimilare le sue parole. Domenica. E’ domenica. Maledetta, stramaledettissima nebbia…

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