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	<title>Il sito di Luca &#187; Improvvisando</title>
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	<description>Di quel Luca... no, non quello, quell&#039;altro... ecco, quello!</description>
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		<title>La verità sul Principe Azzurro</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 18:00:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Improvvisando]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ho sempre sospettato, non mi ha mai convinto fino in fondo. Quel suo essere sempre pulito e sorridente. Quella sua aria poetica e mite, quei denti bianchi perfetti. E poi i vestiti sempre lindi e tirati a lucido, compreso il mantello. Quei copricapi improbabili. E poi quel colore, l&#8217;azzurro, portato con orgoglio, quasi un&#8217;ossessione! Secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho sempre sospettato, non mi ha mai convinto fino in fondo. Quel suo essere sempre pulito e sorridente. Quella sua aria poetica e mite, quei denti bianchi perfetti. E poi i vestiti sempre lindi e tirati a lucido, compreso il mantello. Quei copricapi improbabili. E poi quel colore, l&#8217;azzurro, portato con orgoglio, quasi un&#8217;ossessione! Secondo me il principe non ce l&#8217;ha mai raccontata tutta&#8230;</p>
<p><span id="more-1366"></span></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.ilsitodiluca.it/wp-content/uploads/2011/08/il_principe_azzurro_e_gay.jpg" rel="lightbox[1366]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1370" title="Il principe azzurro è gay" src="http://www.ilsitodiluca.it/wp-content/uploads/2011/08/il_principe_azzurro_e_gay.jpg" alt="" width="450" /></a></p>
<p><strong>Il principe azzurro è gay</strong>. Eccola la verità, per taluni sicuramente scomoda, per altri magari piacevole. E che sarà mai, siamo nel 2011, non c&#8217;è nulla di strano. Chi si scandalizza non è al passo con i tempi. Magari l&#8217;unica che può non essere contenta è la principessa, ecco, lei si che forse non sarebbe pronta a conoscere la verità. Ma possibile che non l&#8217;abbia capito già da sola, in tutti questi anni? Possibile che le sia mai venuto un sospetto, non so, un dubbio. Magari è lesbica. O magari vivono da separati in casa, lei con l&#8217;amante, lui con l&#8217;amico, in armonia. Perché no, spiegherebbe molte cose in fondo. Serve una riammodernata alle favole della buona notte.</p>
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		<title>Il ritorno del pescatore</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 20:03:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Improvvisando]]></category>
		<category><![CDATA[pescatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Può capitare al mare o sulle rive di un lago di vedere un&#8217;immagine simile: il ritorno del pescatore al tramonto, dopo una giornata di lavoro, con il suo carico di pesce. Io, che al mare vado quando sono in ferie, per staccare, per vedere qualcosa di diverso da cemento e campi, mi ritrovo sulla riva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Può capitare al mare o sulle rive di un lago di vedere un&#8217;immagine simile: il ritorno del pescatore al tramonto, dopo una giornata di lavoro, con il suo carico di pesce.</p>
<p style="text-align: center;"><span id="more-1359"></span><a href="http://www.ilsitodiluca.it/wp-content/uploads/2011/08/DSC08606.jpg" rel="lightbox[1359]"><img class="aligncenter size-full wp-image-1360" title="Il pescatore sulla barca al tramonto" src="http://www.ilsitodiluca.it/wp-content/uploads/2011/08/DSC08606.jpg" alt="" width="450" /></a></p>
<p style="text-align: left;">Io, che al mare vado quando sono in ferie, per staccare, per vedere qualcosa di diverso da cemento e campi, mi ritrovo sulla riva ad osservare qualcuno che, con molta probabilità, trascorre sull&#8217;acqua buona parte della sua vita. Io, che tutto il giorno sto seduto su una sedia, davanti ad una scrivania ed un pc, mi ritrovo a pochi metri dall&#8217;acqua ad osservare chi è spesso in compagnia di vento, gabbiani ed onde. Non fraintendetemi, non sto dicendo che vorrei fare il pescatore. Certo che fa specie pensare a chi lavora su un altro elemento. E chissà cosa pensa lui, quando torna la sera, stanco dopo una giornata di lavoro, e si vede fotografare da qualcuno sulla riva, qualcuno che magari questa sera mangerà il suo pesce in un ristorante sulla litoranea. Chissà. Una cosa è certa: non ho mai visto pescatori fotografare la riva quando tornano con la barca al tramonto.</p>
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		<title>La prima lezione</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 20:07:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Improvvisando]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal diario di Jacob Vandercom, allievo del venerando Maestro Akab. Era la prima lezione del Grande Maestro, e io ero nervosissimo. Per tutto il giorno mi ero aggirato per la Scuola come un vascello in balia delle onde. Ancora non sapevo il motivo per cui la prima lezione si svolgesse di notte. Chiedendo spiegazioni agli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dal diario di Jacob Vandercom, allievo del venerando Maestro Akab.</p>
<p>Era la prima lezione del Grande Maestro, e io ero nervosissimo. Per tutto il giorno mi ero aggirato per la Scuola come un vascello in balia delle onde. Ancora non sapevo il motivo per cui la prima lezione si svolgesse di notte. Chiedendo spiegazioni agli Allievi più adulti, ricevevo come risposta una risatina furba e una pacca sulla spalla, la qual cosa non fece altro che aumentare a dismisura la mia tensione. Venne finalmente sera, e raggiunsi il Maestro nel Grande Giardino Centrale. C&#8217;era la luna piena, e il cielo offriva uno spettacolo di luci magnifico.</p>
<p><span id="more-98"></span></p>
<p>Un pò titubante, raggiunsi il venerando Akab, che stava in contemplazione in mezzo al giardino. Prima che potessi dire qualcosa, mi fulminò con poche parole.<br />
&#8220;Sei un pò in ritardo, giovanotto. In questa scuola il tempo è di importanza vitale, e di conseg uenza anche la puntualità.&#8221;<br />
Chinai leggermente la testa in segno di scusa, pur sapendo di essere giunto alla lezione con un leggero anticipo. Mi avevano avvertito che il Maestro era un pò severo con i nuovi Allievi, e io non facevo eccezione. Dopo un minuto di silenzio, riprese a parlare.<br />
&#8220;Questa notte riceverai la prima lezione del tuo corso di studi. Sarà piuttosto semplice, e mi servirà per capire il tuo livello di preparazione.&#8221;<br />
Non mi guardava mentre parlava, ma continuava a rimanere immobile con gli occhi chiusi.<br />
&#8220;Cercherò di impegnarmi al massimo, Grande Maestro.&#8221;<br />
Le mie parole risuonarono prive di convinzione, tanto ero nervoso, e credo che lui se ne avvide, perché sorrise leggermente. Poi, d&#8217;improvviso, aprì gli occhi, e mi guardò. Io non riuscii a reggere il suo sguardo, e abbassai la testa, degluttendo rumorosamente.<br />
&#8220;Hai visto che stellata, questa notte?&#8221;<br />
Non mi resi subito conto del significato della domanda, ma, quando rialzai la testa, il Maestro non guardava più me, ma il cielo. E il suo viso esprimeva una pace interiore e una serenità che potrei definire coinvolgenti.<br />
&#8220;Si&#8221;, dissi, &#8221; è davvero uno spettacolo magnifico.&#8221;<br />
La Cupola che sovrastava il Grande Giardino Centrale era opera dei Quindici Saggi, ai quali si doveva la creazione della Scuola, agli albori della Nuova Civiltà. La presenza di questa formidabile opera architettonica fu ritenuta necessaria per isolare tutti gli edifici dall&#8217;atmosfera esterna del pianeta, che impediva l&#8217;esistenza stessa di qualunque forma di vita, e per difenderli dal possibile impatto sulla superficie di meteore provenienti dalle zone più remote dell&#8217;universo. Ma l&#8217;ingegnosità e l&#8217;inventiva dei Saggi rese la Cupola unica nel suo genere. Grazie infatti ad un complicatissimo gioco di specchi e lenti, si potevano vedere tutte le stelle, anche le più piccole e le più lontane, del settore del cielo che la rotazione del pianeta e l&#8217;assenza di nubi acide consentivano di ammirare. Vidi il Maestro muovere le labbra, come se stesse recitando a memoria formule e versi letti in chissà quali testi. Poi la sua espressione si indurì, e mi tornò a fissare.<br />
&#8220;Sai dirmi qual&#8217;è il numero esatto delle stelle del firmamento?&#8221;<br />
La domanda giunse inaspettata, e infatti non fui in grado di rispondere immediatamente.<br />
&#8220;Direi svariati miliardi, Maestro&#8221;<br />
La mia risposta non gli piacque, poiché mi fulminò con un&#8217;occhiataccia.<br />
&#8220;Ti ho chiesto il numero esatto, figliolo.&#8221;<br />
Cominciai a sudare, cosciente del suo sguardo fisso su di me. Mi appellai alle conoscenze astronomiche acquisite negli anni passati, ma ricordavo solo i nomi delle stelle, la forma delle costellazioni, le distanze con i pianeti, ma non quello che serviva.<br />
&#8220;Allora?&#8221;, chiese con impazienza.<br />
&#8220;Non conosco il numero esatto, Maestro.&#8221;<br />
Di nuovo rivolsi lo sguardo a terra, mentre lo sconforto si impadroniva di me. Chissà perché, già mi immaginavo cacciato con disonore dalla Scuola. Ma le parole del vecchio Akab mi diedero speranza.<br />
&#8220;Questo è normale. Nessuno tranne coloro che insegnano e studiano alla Scuola lo conosce. Poiché è la prima cosa che viene insegnata.&#8221;<br />
Mi sfuggì un leggero sorriso di rilassamento dopo aver udito le sue parole. Che ingenuo! Ancora non sapevo.<br />
&#8220;La prima lezione consiste proprio in questo: determinare il numero delle stelle dell&#8217;Universo. Prenditi pure tutto il tempo che ti occorre.&#8221;<br />
Dopo aver detto ciò, il Maestro si alzò, e si incamminò verso l&#8217;uscita, senza nemmeno guardarmi. Mi resi conto di non sapere quale strumento dovessi usare per il conteggio, nè quali formule adoperare.<br />
&#8220;Mi perdoni, Grande Maestro. Cosa posso utilizzare per determinare questo numero?&#8221;<br />
Si fermò, e lentamente si girò. Notai immediatamente l&#8217;espressione del suo volto, quella di una persona estremamente sorpresa delle parole appena udite. Si rifece severo, fissandomi negli occhi.<br />
&#8220;Conta, ragazzo mio. Alza gli occhi al cielo e mettiti a contare.&#8221;<br />
Rimasi talmente sopreso dalle sue parole, che quasi non mi avvidi del fatto che se ne stesse andando, se non quando stava ormai per aprire la porta che conduceva al dormitorio.<br />
&#8220;Venerando Maestro&#8221;, dissi, cercando invano di celare il nervosismo crescente in me, &#8220;per contare tutte le stelle dell&#8217;universo, contandole una ad una, potrebbero volerci anni, forse decenni!&#8221;<br />
Fu allora che rividi la risatina furba sul viso del vecchio, la stessa degli Allievi Anziani durante il giorno.<br />
&#8220;Vorrà dire, giovanotto, che la tua permanenza alla Scuola durerà più di quanto avessi previsto.&#8221;<br />
Rimasi immobile, con la bocca aperta e un&#8217;espressione idiota sul viso. Non potevo credere a quello che avevo sentito. E, ancora non sò perché ne dove trovai il coraggio, quando ormai aveva spalancato la porta, gli chiesi: &#8220;Lei quanto tempo ci ha messo a contarle tutte?&#8221;. Non si voltò verso di me, ma lo vidi alzare la testa verso il cielo per qualche secondo.<br />
&#8220;Meglio se cominci subito. E mi raccomando: non avere fretta.&#8221;<br />
Chiuse la porta dietro di sè, lasciandomi solo. Di colpo, tutta la tensione accumulata fu sostituita da un profondo scoramento. Mi sedetti a terra, o forse dovrei dire che le gambe non mi ressero. Una leggera brezza spirava tra i millenari alberi del Giardino, facendone cadere a terra alcune foglie. Mi guardai intorno, per essere sicuro che non ci fosse nessuno, e all&#8217;improvviso cominciai  a piangere. Fu un pianto lieve, tranquillizzante. Dopo qualche minuto, le lacrime smisero di bagnarmi le guance. Mi asciugai il viso con le maniche della veste. Chiusi gli occhi e tirai un profondo respiro. Poi, lentamente, rivolsi lo sguardo al cielo, e cominciai a contare.</p>
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		<title>Il contratto</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2009 09:46:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La casa era quella. A 2 piani, elegante, con ingresso privato ed un piccolo giardinetto curato. Il quartiere era uno dei più rinomati della città, sicuramente si trattava di una famiglia agiata. Il vecchio trasse di tasca il suo inseparabile orologio. Le 21 erano passate da poco. Da una delle finestre che davano sulla strada [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La casa era quella. A 2 piani, elegante, con ingresso privato ed un piccolo giardinetto curato. Il quartiere era uno dei più rinomati della città, sicuramente si trattava di una famiglia agiata. Il vecchio trasse di tasca il suo inseparabile orologio. Le 21 erano passate da poco. Da una delle finestre che davano sulla strada si udivano voci e risate. C&#8217;erano alcune macchine parcheggiate lì vicino, era molto probabile che i signori avessero ospiti a cena. Del resto, non era una notte qualunque.</p>
<p><span id="more-67"></span></p>
<p>&#8220;Coraggio, è l&#8217;ultimo per oggi. Poi potrò tornarmene a casa.&#8221;<br /> La voce si perse nel silenzio della strada buia, interrotto solo dal ritmico suono della neve che cadeva fitta. Il vecchio strinse il portadocumenti sotto la mano sinistra, poi alzò il gancio del cancelletto ed entrò nel giardino. Avanzò sino alla porta, dove si tolse il cappello grigio, e pulì con il guanto le spalle del cappotto. Poi allungò la mano verso il campanello. Lo scoppio di una fragorosa risata dalla finestra lì vicino lo bloccò. Sospirò leggermente, poi suonò. Le voci dalla cucina si interruppero brevemente, poi un rumore di sedia spostata. Si accese la luce dell&#8217;ingresso, e la porta si aprì. Una giovane ragazza sorridente gli si parò davanti. <br />&#8220;Ciao amore, finalmente sei&#8230;&#8221;<br />La frase si interruppe a metà, e il sorriso le sparì dal viso, sostituito da un&#8217;espressione perplessa. Era evidente che non era la persona che si aspettava.<br />&#8220;Buonasera. Desidera?&#8221;<br />Il vecchio sorrise dolcemente.<br />&#8220;Buonasera signorina. Mi scuso innanzitutto per l&#8217;ora, spero di non arrecare eccessivo disturbo. In circostanze differenti, non mi sarei mai permesso. Ma si tratta di una questione piuttosto importante. E&#8217; in casa il signor Karl?&#8221;.<br />La voce pacata, unita ai modi gentili e al portamento elegante, rassicurarono la ragazza, sorpresa dalla visita dello sconosciuto. Appoggiandosi allo stipite della porta, gli sorrise brevemente.<br />&#8220;Sì, mio padre è in casa, lo chiamo subito. Lei è un suo amico?&#8221;.<br />Il vecchio scosse leggermente la testa.<br />&#8220;No, signorina. Un vecchio conoscente. Può dire a suo padre che sono il signor Smith. Il ragioniere Smith.&#8221;<br />La ragazza fece per girarsi, poi notò la neve che scendeva copiosa.<br />&#8220;Venga dentro, si accomodi. Io intanto vado a chiamare papà.&#8221;<br />Il vecchio fece un piccolo inchino.<br />&#8220;La ringrazio infinitamente, signorina. Lei è molto gentile.&#8221;<br />Il vecchio entrò in casa, fermandosi a pochi passi dall&#8217;ingresso. La ragazza chiuse la porta dietro di lui.<br />&#8220;Vuole darmi il cappotto?&#8221;<br />Il vecchio le sorrise di nuovo.<br />&#8220;No, non si disturbi. Tanto è questione di pochi minuti. Grazie comunque.&#8221;<br />Mentre la giovane si allontanava, diede una rapida occhiata al corridoio. Un lungo tappeto portava fino alle scale. Sulla sinistra, pochi metri più in là, la porta aperta della cucina. Odore di arrosto. Sicuramente ci saranno state anche le patate al forno. Come le faceva buone sua moglie. Alle pareti un paio di quadri di discreta fattura, qualche foto e un diploma di laurea. Nel complesso sembrava tutto molto sobrio. Dalla porta della cucina uscì un uomo ben vestito, sulla cinquantina, e si diresse con fare perplesso verso il vecchio.<br />&#8220;Il signor Karl, presumo. Mi scuso anche con lei per il momento poco indicato. Purtroppo non potevo proprio rimandare la visita. Le ruberò solo qualche minuto, le assicuro.&#8221;<br />Karl lo osservò attentamente.<br />&#8220;Ci conosciamo? Come sa il mio nome?&#8221;<br />&#8220;Ci siamo visti una sola volta&#8221;, rispose il  vecchio, &#8220;parecchi anni fa.&#8221;<br />Karl corrugò la fronte, nel tentativo di ricordare.<br />&#8220;Era una questione inerente il lavoro? E&#8217; qui per qualche spesa non pagata? Guardi, se c&#8217;è qualche problema di debiti&#8230;&#8221;<br />Il vecchio mosse in senso di diniego la mano destra.<br />&#8220;No, no, signor Karl. Non sono qui per soldi, glielo posso assicurare. E non ci siamo incontrati per lavoro.&#8221;<br />Si interruppe brevemente.<br />&#8220;Ci siamo conosciuti in ospedale. Ricorda? Al Green Hospital, pressapoco 30 anni fa. Anzi, per la precisione, 29 anni, 364 giorni e 22 ore fa, minuto più, minuto meno.&#8221;<br />Karl ci mise qualche secondo prima di afferrare completamente le parole del vecchio.<br />&#8220;In ospedale? Ma lei come fa a sapere&#8230; E&#8217; passato molto tempo, troppo. Non ricordo bene&#8230;&#8221;<br />Il vecchio rimase impassibile, si aspettava una simile risposta. Fanno tutti cosi, pensò.<br />&#8220;Si sforzi, signor Karl, e vedrà che si ricorderà di me. Di quando sono entrato nella sua camera, nel reparto di terapia intensiva. Di quando ha firmato il contratto.&#8221;<br />Karl rimase ancora per qualche secondo pensieroso, poi sgranò gli occhi. I ricordi cominciavano a ritornare. L&#8217;incidente automobilistico, e il suo ricovero in ospedale. L&#8217;operazione. Lo spostamento nel reparto di terapia intensiva. La disperazione dei suoi genitori, in seguito al peggioramento delle condizioni. E una strana visita, quella notte. Quel signore distinto, con il cappello e il portadocumenti.<br />&#8220;Lei&#8230;&#8221;<br />Il vecchio gli fece un sorriso.<br />&#8220;Vedo che comincia a ricordare.&#8221;<br />Karl, con sguardo incredulo, lo fissava.<br />&#8220;Non può essere&#8230; Lei non può essere vero. Non era vero nemmeno allora.&#8221;<br />Il vecchio continuò a sorridere.<br />&#8220;Mi dispiace contraddirla, signor Karl, ma sono proprio io. Come può ben vedere, del resto.&#8221;<br />Una voce dalla porta del soggiorno li interruppe.<br />&#8220;Karl, è tutto a posto?&#8221; La donna li guardava con espressione lievemente preoccupata. Il vecchio le fece un piccolo inchino.<br />&#8220;Buonasera signora.&#8221;<br />Karl si girò leggermente verso di lei.<br />&#8220;Tutto bene, cara, torna pure a tavola con i nostri ospiti. Vi raggiungo tra breve.&#8221;<br />La donna, perplessa, non si mosse.<br />&#8220;Chi è il signore?&#8221;<br />Il vecchio anticipò la risposta di Karl.<br />&#8220;Piacere di conoscerla. Sono un vecchio conoscente di suo marito. Mi dispiace molto avervi interrotto in una serata simile. Ma le assicuro che approfitterò del vostro tempo ancora per pochi minuti.&#8221;<br />Karl si avvicinò alla donna, cercando di nascondere la sua irrequietezza.<br />&#8220;Non ti preoccupare, va tutto bene. Dai, torna di là, vi raggiungo fra poco.&#8221;<br />La donna lo osservò attentamente, poi gli parlò a bassa voce.<br />&#8220;Sei strano. Sei sicuro che non ci siano problemi?&#8221;<br />Karl le diede un bacio in fronte.<br />&#8220;Certo. Tutto bene.&#8221;<br />La donna si allontanò, lanciando un ultimo sguardo interrogativo verso il vecchio, che ricambiò con un cenno della testa. Karl si riavvicinò, senza dire nulla.<br />&#8220;Lei&#8230; lei non è cambiato. E&#8217; rimasto uguale a 30 anni fa. Come è possibile?&#8221;<br />Il vecchio sospirò leggermente.<br />&#8220;Signor Karl, ho poco tempo a mia disposizione, e non voglio portarne via altro a lei e ai suoi familiari. Quindi verrei subito al dunque.&#8221;<br />Aprì il portadocumenti, molto consumato. Estrasse un foglio leggermente ingiallito. Lo lesse tra sè e sè velocemente, poi lo girò verso Karl.<br />&#8220;Ecco qua. Questo è il contratto firmato da lei 30 anni or sono. Riconosce la sua firma?&#8221;<br />Karl osservò immobile il foglio di carta che aveva davanti. Non poteva credere a quello che gli stava succedendo. Lo lesse lentamente, a bassa voce. Le parole scritte gli tornarono in mente come se provenissero da un sogno. Un sogno che forse si stava trasformando in un incubo.<br />&#8220;Firmando questo contratto mi sarà garantita la guarigione e un buono stato di salute per molti anni a venire. In cambio, accetto di donare la mia anima nel momento in cui mi verrà richiesta.&#8221;<br />Poche parole. In fondo al foglio la sua firma. Ricordò di averla fatta con mano tremante, a causa della febbre che lo attanagliava da giorni. Poi quella macchia di sangue, prelevata abilmente dal vecchio con una piccola puntura su un dito, effettuata grazie ad uno spillo. Per sugellare il contratto, gli aveva detto.<br />&#8220;Ma è tutto vero?&#8221;<br />Il vecchio lo guardò serio. Il sorriso era svanito dal suo volto.<br />&#8220;E&#8217; tutto vero, signor Karl. Sono venuto ad avvisarla che il tempo a sua disposizione sta per scadere. Presto tornerò per prendere ciò che è stato pattuito.&#8221;<br />La voce del vecchio era glaciale, senza una minima esitazione. Karl cominciò a tremare leggermente.<br />&#8220;Quando?&#8221;<br />Il vecchio guardò il contratto, poi l&#8217;orologio. Sembrò fare un calcolo mentale.<br />&#8220;Avrà tempo a sufficienza per salutare i suoi cari. Ma le consiglio di cominciare a prepararsi, a chiudere conti in sospeso.&#8221;<br />Karl ora tremava visibilmente.<br />&#8220;E se io non volessi?&#8221;<br />Il vecchio, impassibile, rimise il foglio nel portadocumenti. Poi indossò il cappello. Peccato, pensò, sembrava diverso dagli altri. Sempre la stessa storia.<br />&#8220;Se non volessi rispettare il contratto?&#8221; disse Karl, con voce tremante.<br />&#8220;La persona per cui lavoro non è una a cui piace sentirsi dire di no.&#8221;, rispose il vecchio. &#8220;E poi, si ricordi che è stato lei a firmare il contratto. E ha avuto esattamente quello che ha chiesto.&#8221;<br />Il vecchio si girò per andare verso la porta. Karl, lo afferrò per una spalla.<br />&#8220;Aspetti, non se ne può andare cosi. Io non avevo scelta. Ho dovuto firmare. Non volevo morire.&#8221;<br />&#8220;Una scelta l&#8217;aveva, invece,&#8221; ribattè il vecchio &#8220;ma non è stato abbastanza coraggioso da seguirla. Ora, sia gentile, mi lasci la spalla&#8221;.<br />Karl mollò la presa, sentendosi mancare le forze. Il vecchio aprì la porta. Una ventata d&#8217;aria gelida lo investì. Si strinse nel cappotto, poi si girò verso Karl.<br />&#8220;Per quanto possa suonare bizzarro in una situazione come questa, faccio a lei e alla sua famiglia i migliori auguri. Buona serata.&#8221;<br />Karl non rispose, fissandolo inebetito. Il vecchio chiuse la porta dietro di sè, ed uscì dal cancello. La neve cadeva più fitta. Riaprì il portadocumenti. Sulla pagina c&#8217;erano una serie di nomi e indirizzi. In alto, al centro, in bella calligrafia era indicato il giorno: 24 dicembre. Aggiunse una x sull&#8217;ultima riga, poi richiuse il portadocumenti. Un&#8217;altra giornata di lavoro è terminata, pensò. Poi prese a camminare lentamente, nella neve.</p>
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		<title>Legittima difesa</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Nov 2008 20:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ho visto! Sono sicuro, mi seguiva da quando sono uscito di casa. Sentivo i suoi passi, i suoi occhi che mi fissavano. Ma era abile, molto abile, e ogni volta che trovavo il modo di girarmi lui si nascondeva. Chissà perché mi seguiva, forse mi ha scambiato per qualcun altro. Forse era dei servizi segreti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ho visto! Sono sicuro, mi seguiva da quando sono uscito di casa. Sentivo i suoi passi, i suoi occhi che mi fissavano. Ma era abile, molto abile, e ogni volta che trovavo il modo di girarmi lui si nascondeva. Chissà perché mi seguiva, forse mi ha scambiato per qualcun altro. Forse era dei servizi segreti, ha presente? Si come sui film. Magari era pure armato&#8230; sicuramente era armato.</p>
<p><span id="more-54"></span></p>
<p>Ma si rende conto di che razza di rischio ho corso? Quello chissà cosa mi avrebbe fatto. Mi avrebbe torturato, mi avrebbe fatto del male per farmi parlare. Ma io non sò niente, lo giuro, deve essere stato uno scambio di persona. Io sono uno normale, come tanti altri. Ho la mia casa, il mio lavoro, i miei amici. Pochi amici, in realtà. No, non è vero, non ho nessun amico. Si vede che non mi meritano&#8230; Ma non è di questo che stiamo parlando. Stavo solo camminando per i fatti miei capisce? E all&#8217;improvviso ho avuto come questa sensazione di essere osservato. Mi sono girato ma vedo solo una coppia sull&#8217;altro lato della strada che procedeva in senso opposto. E macchine in movimento. Allora ho ripreso a camminare, ma quella sensazione non mi abbandonava, e non era piacevole. Cosi ad un certo punto mi sono voltato di scatto, e allora l&#8217;ho visto! Quel cespuglio, illuminato dal lampione, a una decina di metri dietro di me, si stava muovendo leggermente, come se qualcuno lo avesso toccato. Era ovvio, qualcuno mi seguiva! Era palese. E si era nascosto per non farsi scoprire da me. Ho avuto paura. Lei cosa avrebbe fatto al posto mio? Mi sono messo a camminare più velocemente, ma non volevo fargli capire che mi ero accorto di lui. Ho pensato di fare il giro dell&#8217;isolato e di tornare a casa, dove poi avrei chiamato la polizia. Ho cominciato a sudare parecchio, non sono abituato a tenere una andatura cosi veloce. Ho provato a guardarmi attorno, ma non c&#8217;era nessuno a cui chiedere aiuto. Era tardi, chi vuole che vada in giro a quelle ore. Io stavo solo facendo un giro per la solita insonnia, sono anni che ne soffro. Dovevo arrivare a casa, li sarei stato al sicuro. E quel bastardo non avrebbe portato a termine il suo piano criminale, no!&#8230; E&#8217; successo tutto cosi in fretta, non ricordo bene&#8230; Una macchina si è accostata a me, ho pensato eccoli, sono loro, sono colleghi di quel tizio. Sono qui per rapirmi, mi vogliono rapire, ma io non mi faccio prendere vivo!&#8230; Ha aperto il finestrino, stava per dire qualcosa, aveva un&#8217;arma sulla mano, l&#8217;ho vista!!!&#8230; E&#8217; stato un attimo, il coltello lo porto sempre con me, di questi tempi non si sa mai chi puoi trovare per strada. E&#8217; pieno di gente pericolosa, di maniaci&#8230;</p>
<p>E&#8217; da quando sono entrato qui che mi avete messo addosso questa veste che mi blocca le braccia. Mi formicolano le spalle, potreste togliermela? Sono una persona tranquilla, sa, non faccio male a nessuno. A nessuno. Mi creda, dottore, non mi hanno lasciato scelta. E poi mi sembra chiaro, no? E&#8217; stata legittima difesa!</p>
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		<title>La fermata del tram</title>
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		<pubDate>Sat, 08 Nov 2008 18:59:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Comincia male questa giornata. Mi sveglio di malavoglia, e in terribile ritardo. Perderò il tram, non arriverò in stazione in tempo, e di conseguenza entrerò tardi al lavoro. Già lo sento il capo che mi richiama&#8230; Mi vesto, non faccio colazione, mangerò qualcosa dopo. Scendo in strada, e vedo bianco. Nebbia, fitta, densa che te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Comincia male questa giornata. Mi sveglio di malavoglia, e in terribile ritardo. Perderò il tram, non arriverò in stazione in tempo, e di conseguenza entrerò tardi al lavoro. Già lo sento il capo che mi richiama&#8230; Mi vesto, non faccio colazione, mangerò qualcosa dopo. Scendo in strada, e vedo bianco. Nebbia, fitta, densa che te la senti addosso, ti bagna i capelli. E&#8217; così d&#8217;inverno, che ci vuoi fare. Mi infilo il berretto ed a passo spedito mi dirigo verso la fermata del tram.</p>
<p><span id="more-39"></span></p>
<p>Ci vogliono 4 minuti e mezzo circa, cronometro alla mano (quante volte l&#8217;ho misurata&#8230;), con un passo normale. Con passo veloce, invece, scendo a 3 minuti ed una manciata di secondi. Guardo l&#8217;orologio, dovrebbe bastare l&#8217;andatura veloce. L&#8217;alternativa sarebbe di corsa, ma non ho mai provato. E non ho voglia di correre stamattina. Però com&#8217;è fitta, non vedo nemmeno la linea di mezzaria della strada. E che silenzio, insolito. Strani gli effetti della nebbia, un lenzuolo che tutto copre e ovatta. 2 minuti e ci sono. Dai, ce la faccio, non dovrò beccarmi un richiamo. Ma come mai non incrocio nessuno sul marciapiede? E le macchine, dove sono le macchine. Questa è una delle strade più trafficate della città, alla mattina soprattutto. 1 minuto. Ecco, sono alle strisce pedonali. Attraverso. Maledizione, non riesco a vedere se arriva qualcuno. Non sento rumore di motori, non mi sembra di vedere fari. Guardo a destra poi a sinistra. Se non passo perderò il tram. Mi decido, e attraverso di corsa. E&#8217; fatta, raggiungo l&#8217;altro marciapiede. Faccio qualche passo di corsa, per recuperare i secondi persi. Ci sono quasi, pochi metri. Ecco, vedo la sagoma del pannello della fermata del tram, ce l&#8217;ho fatta. Guardo l&#8217;orologio, bene, non l&#8217;ho perso, dovrebbe arrivare a momenti. Però, che strano, sono da solo. Dove sono i compagni di viaggio, le facce di tutti i giorni che vedo alla fermata, di cui non sò nulla, nemmeno il nome, ma che ogni mattina ritrovo allo stesso posto, alla stessa ora. Dove sono i 2 studenti, che mi ricordano il passato, con la loro spensieratezza, la loro speranza. Dov&#8217;è quel signore sempre elegante, con la borsa di pelle, un professore credo, che mi saluta sempre con un sorriso ed un cenno della testa. E la donna straniera, che andrà sicuramente a fare le pulizie a casa di qualche anziano o di qualche ricco signore. Ma dove diavolo sono tutti. Nessuna macchina, ma cosa succede? Forse ci sono dei lavori, hanno deviato il traffico. Il tram non arriva. No, non va bene, qui perdo il treno, non va affatto bene. Mi guardo attorno, e mi sale un pò d&#8217;ansia. Devo stare tranquillo, vedrai che il tram sarà leggermente in ritardo, adesso arriva. No non arriva invece, e qui non c&#8217;è proprio nessuno, dannazione. Ma che succede stamattina, non ricordo nessun avviso sul giornale o alla televisione, nessuno mi ha detto niente. Adesso sono parecchio nervoso, comincio a camminare avanti e indietro, guardo l&#8217;orologio. Poi, all&#8217;improvviso, mi sembra di sentire dei passi. Si si sono passi, arriva qualcuno. Non riesco a distinguere bene, stramaledettissima nebbia. Aspetta forse è quel signore sempre elegante. Si si è lui. Finalmente un viso, finalmente. Magari sa come mai non passa nessuno. Quasi quasi glie lo chiedo. Ecco, mi ha visto, mi ha riconosciuto. Che strano, sembra sorpreso di vedermi. Ah no, ecco adesso mi sorride. Sembra che mi voglia parlare. Non ci siamo mai detti una parola da quando ci incrociamo alla fermata del tram, non sò nemmeno che voce abbia. Mi dice che non gli capita spesso di incontrare qualcuno al mattino presto la domenica mattina. Ci metto un pò per assimilare le sue parole. Domenica. E&#8217; domenica. Maledetta, stramaledettissima nebbia&#8230;</p>
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