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Accertamento di residenza

Fra le tante novità che ho vissuto in prima persona con il cambio di
residenza, una in particolare mi ha lasciato un pò perplesso. Non tanto
per quanto riguarda la sua utilità, quanto per il modo in cui si è
svolta. Anzi, si svolgerà, visto che deve ancora completarsi. Parliamo
del temibilissimo accertamento di residenza.

Per accertamento di residenza si intende
la verifica che il comune presso cui si va ad abitare in seguito ad un
cambio di casa effettua relativamente all’effettiva presenza della
persona in suddetto luogo. Insomma, in parole povere vogliono
assicurarsi che chi ha detto di abitare in una certa casa lo faccia
veramente. Per effettuare la suddetta verifica viene incaricato un messo
comunale. Potremmo perdere delle ore a dibattere sul perché si chiami
“messo” comunale, ma il punto è che tipicamente questo addetto del
comune passa in orario di lavoro, e quindi facilmente non trova nessuno
in casa, come è successo a me. Un lunedì sera mi trovo nella cassetta
delle lettere un foglio in cui venivo invitato a telefonare o a recarmi
in comune presso l’ufficio del messo comunale in quanto non ero stato
trovato in casa in seguito alla visita di accertamento. Non essendo
riuscito a contattare telefonicamente l’addetto, mi sono recato di
persona, pieno di dubbi sull’esito della visita. Cosa succederà? Mica mi
multa perché non mi ha trovato in casa, no? Mi accuserà di ospitare
abusivamente immigrati clandestini? Di allevare pericolosi animali
esotici o di coltivare piante che poco hanno a che fare con le spezie da
cucina? Niente di tutto questo. Il messo mi ha chiesto senza tanti
fronzoli: “Mi dica quando la trovo a casa.”. Ma come, mi dà
l’appuntamento? Non è un controllo a sorpresa? Quindi io potrei non
abitare li ma farmi trovare proprio per la visita? E io che mi facevo
tanti problemi. Gli ho lasciato anche il numero di cellulare, ha detto
che se non fa in tempo mi chiama. Questa è precisione teutonica. La
riforma Brunetta comincia a dare i suoi frutti.